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 femmes de guerre au moyen age

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athena



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Localisation : Paris
Date d'inscription : 06/10/2008

MessageSujet: femmes de guerre au moyen age   Jeu 10 Mar - 23:19

Il medioevo è spesso fonte di accese discussioni tra chi ,osservando
pedissequamente le fonti iconografiche e storiche ufficialmente più
quotate ,tende ad affermare le tesi accettate dai più ,e chi ,pur non
avendo dalla sua che indizi od oscuri riferimenti tratti da poco conosciuti
12
documenti dell’epoca, tenta di dare una lettura diversa della storia
ufficiale.
Il sottoscritto pensa che la vera ricerca della realtà storica parta
dall’osservazione dei particolari e dalle domande che essi provocano.
Ad esempio :
Perché i regolamenti di alcuni tra i più famosi ordini monastico militari
(Templari ed Ospedalieri ) prevedevano divieti come quello di operare
stupri ?
La risposta potrebbe essere insita nel fatto che gli ordini in questione
prevedevano la castità.
Ma la realtà e che un divieto si impone nel momento in cui i casi di
trasgressione alla regola diventano endemici ed assumono dimensioni
vaste e preoccupanti. Quindi questo divieto , come altri via via inseriti
nel corso della vita degli ordini in questione , divenne necessario nel
momento in cui questi spiacevoli episodi divennero quasi all’ordine del
giorno.
Da questa riflessione nasce una regola di osservazione della realtà :
tutte le leggi che proibiscono dei comportamenti sono la prova
che questi comportamenti vengono messi in essere da più
individui e per un lasso di tempo ragionevolmente lungo.
Facendo questa premessa immaginate un po’ il mio stupore quando
durante l’esame di alcuni testi riguardanti le crociate mi sono trovato
dinnanzi ad una bolla promulgata da Papa Clemente III nel 1189 nella
quale egli proibiva espressamente alle donne di indossare armi maschili
e di combattere. Un commento a questo documento specifica che
questa regola venne praticamente ignorata.
Come come ? Donne combattenti in armi maschili ? Durante le
Crociate ?

Sono andato a verificare la notizia ed ho scoperto che le fonti
occidentali praticamente tralasciano l’argomento relegando come al
solito la donna alle cucine, al tessere ed al ruolo di crocerossina
caritatevole. Pochi accenni vengono fatti su un contingente di donne
13
(circa trecento ) capitanate da Eleonora d’Aquitania ( madre di Riccardo
Cuor di Leone) che seppure perfettamente armate ed equipaggiate
(cotta di maglia compresa) non avrebbero preso parte ai combattimenti.
Questo perché, come affermano le cronache, il loro scopo era solo
quello di curare i feriti. Anzi le stesse dovettero essere salvate quando,
dopo aver volutamente posto l’accampamento a grande distanza dal
campo crociato (forse per evitare “eccessive attenzioni” da parte degli
stessi cavalieri ) vennero attaccate dagli arabi. Le cronache riportano
che si giunse appena in tempo per salvarle anche se non si poterono
evitare perdite.
A questo punto la regina e le sue amazzoni sarebbero tornate in patria
con buona pace di tutti.
Questo succedeva durante la seconda crociata promossa nel 1147
sotto papa Eugenio III.
I cronisti ( maschi ) occidentali deplorano e vedono con sfavore questo
tipo di partecipazione e liquidano alla svelta l’argomento.
Per fortuna ci vengono in aiuto altre fonti , spesso tralasciate , come
quelle bizantine e quelle della controparte araba.
Un cronista greco scrive :“V’erano fra di loro numerose donne, che
cavalcavano come gli uomini, vestite con costumi mascolini, con lance e armi,
spudoratamente a cavalcioni su cavalli, come gli uomini. Una per gli ori che le
ornavano le vesti, spiccava tra di loro”
In questo modo viene descritta Eleonora ed il suo seguito nel momento
del suo ingresso a Bisanzio.
Alla faccia delle crocerossine !
Continuando la caccia alle fonti mi sono imbattuto in alcuni cronisti
arabi ed in particolar modo quelli che hanno tramandato in modo
convergente e molto dettagliato le vicende dell’assedio di Acri da parte
di Riccardo Cuor di Leone durante la Terza Crociata ( 1191 ).
Lo storico Bahà' ad-Din (1145-1234) ricorda con queste parole una
14
combattente dello schieramento cristiano: "… di là dal parapetto del
nemico c'era una donna vestita di un manto verde, che non cessò dal
saettarci con un arco di legno, sì da ferire molti di noi, finchè fu sopraffatta e
uccisa. Le fu preso l'arco, e portato al Sultano, che mostrò profonda meraviglia
del fatto.
Il cronista 'Imàd ad-din (1125-1201) che fu segretario di Norandino e di
Saladino riferisce espressamente: "… Tra i franchi vi sono infatti delle
donne cavaliere, con corazze ed elmi, vestite in abito virile, che
uscivano a battaglia nel fitto della mischia, e agivano come gli uomini
d'intelletto, di tenere donne che erano, ritenendo tutto ciò un'opera pia…. Il
giorno della battaglia spuntò di loro più di una donna, che si modellava sui
cavalieri ed aveva virile durezza nonostante la debolezza (del suo sesso) di
null'altro rivestite che di cotte di maglia, non furon riconosciute", molte di
queste donne soccombettero negli scontri altre, catturate, come narra il
cronista "… furono scoperte e vendute come schiave"..
Notizie identiche sono riportate da Ibn al-athìr (1160-1233) che ci così
racconta "… (i Franchi) si raccolsero in gran numero, fino alle donne: c'era
infatti con loro ad Acri un certo numero di donne, che sfidavano a singolar
tenzone i cavalieri nemici…" ed ancora, parlando di alcuni cavalieri
franchi uccisi e catturati nel corso di uno scontro: "… tra i prigionieri ci
furono tre donne franche, che combattevano a cavallo, e catturate e tolta
loro l'armatura furono riconosciute per donne".
Ed ancora in una cronaca della prima crociata condotta da Pietro
l’Eremita il cronista lamenta la presenza di :"donne, pudiche e
impudiche" decise a far le pellegrine in armi e in vesti maschili.
Udite Udite !
Donne in abiti maschili che combattono a cavalcioni come gli uomini
con le armi degli uomini e con la cotta di maglia. Donne che
combattono nella mischia abbigliate come cavalieri, che sfidano il
nemico a singolar tenzone e subiscono la morte e la prigionia come i
cavalieri franchi.
15
Domanda : come può una donna indossare elmo usbergo e camaglio e
cavalcare come un uomo e combattere in mischia senza aver ricevuto
un adeguato addestramento ?
E poi ancora : come può una donna del medioevo essere in possesso
di un equipaggiamento che era di appannaggio quasi esclusivo della
classe dei cavalieri ?
Inoltre : dove avevano trovato queste donne i soldi per questi
equipaggiamenti su misura?
Infine ma non meno importante : come mai i cavalieri franchi ,
rigidamente esclusivisti riguardo alle proprie prerogative di
appartenenza ad una classe ristretta , avevano permesso a queste
donne di cavalcare alla pari in mezzo a loro? Forse perche
riconoscevano loro uno status che noi ignoriamo?
Non potrebbe essere altrimenti perché i cavalieri facevano parte della
classe dominante e non avevano l’abitudine di estendere a chicchessia
il loro status sociale. Essere cavaliere nel medioevo significava far parte
della elite, una elite che , secondo alcuni stava troppo velocemente
prendendo coscienza del proprio potere e che , per questo , stava
moralmente decadendo . Infatti colui che si potrebbe definire il patron
dei Templari, San Bernardo di Clairvaux in un trattato non privo di forza
poetica, intitolato Liber ad milites templi de laude novae militiae, traccia il
profilo ideale di una nuova cavalleria fatta di monaci-guerrieri, del tutto
dimentica del mondo e integralmente votata alla causa della guerra agli
infedeli e della difesa della cristianità. La militia saeculi, ( la cavalleria
laica) dice Bernardo, non è solo empia per la sua mondanità e per il suo
folle darsi alle guerre fratricide tra cristiani: essa manca anche di quella
virilità che si richiede al guerriero, e difatti si distingue per la cura
accordata all’acconciatura dei capelli e dell’abbigliamento. Le pagine
destinate alla satira del bel cavaliere laico – e quindi alla sferzante
condanna proprio di quella cultura che si andava affermando nelle corti
del tempo – sono durissime: le morbide mani chiuse da guanti di ferro, i
bei profumati capelli coperti dall’elmo cesellato, la cotta di maglia di
ferro lunga fino alla caviglia che ormai si cominciava a coprire (secondo
un uso appreso forse in Oriente) di sontuose sopravvesti di seta
colorata o trapunta, il grande scudo a mandorla ben dipinto, il cavaliere
profano galoppa per prati in fiore verso la dannazione eterna.
16
Gli si contrappone punto per punto il Templare: egli non cura i capelli,
che anzi porterà rasati in segno di penitenza e per meglio calzare
l’elmo; non pensa ad avere un volto liscio e levigato, e al contrario si
lascia crescere una barba incolta (secondo un uso vivo in Oriente, ma
allora non seguito dagli occidentali); non porta vesti colorate né armi
cesellate, in quanto la regola gli prescrive esplicitamente il divieto di
dorature e ornamenti; non caccia se non animali feroci, dal momento
che tale esercizio - oltre che simbolo della Pugna Spiritualis, nel sapere
allegorico del tempo le belve sono sovente simbolo e figura del
demonio - gli è utile per la guerra; è temibile al pari di un leone per i
nemici, gli infedeli, ma dolce come un agnello per i cristiani.
Questo fa capire come nel periodo in questione la divisione in classi è
estremamente rigida ed importante. Addirittura ci sono delle elìte
all’interno delle elìte.
Nel nostro caso, sebbene i documenti ufficiali non forniscano risposte
dirette, la realtà risulta evidente : c’erano donne ( e non poche ) che
avevano ricevuto l’addestramento specifico al combattimento pesante ,
che cavalcavano vestivano ed agivano in battaglia come i cavalieri
europei.
Si può quindi affermare che erano cavalieri esse stesse e che tale
status venisse riconosciuto dai cavalieri che le annoveravano tra le
proprie fila.
Avevano ricevuto l’investitura ?
Tutto fa pensare che sia possibile , se non altro per il fatto che
l’addestramento da cavaliere prevede lunghi e duri anni di
apprendimento e perfezionamento.
Di certo queste donne europee erano state formate al combattimento
prima della partenza per la Terrasanta ed erano quindi pronte alla
pugna in qualsiasi momento.
Lo dimostra il fatto che erano perfettamente equipaggiate , con elmi
usberghi e quant’altro , oggetti che in medio oriente erano di difficile se
non impossibile reperibilità.
17
Lo dimostrano anche alcune altre storie , raccolte in tutta l’Europa del
tempo.
Nelle British Cronicle del 1348 è citato un gruppo di circa quaranta ,
cinquanta donne,che,vestite ed armate come uomini, hanno combattuto
nei più importanti tornei dell’epoca. Purtroppo non sono stati specificati
nomi, luoghi e date , ma , di fatto , questo dimostra che queste signore
avevano ricevuto un addestramento specifico e che avevano il titolo (
quello di cavaliere ) per poter partecipare.

A proposito del titolo è interessante notare che , pur a malincuore , i
giuristi medievali riconoscono che il rango di “cavalleresse” veniva ad
essere automaticamente concesso per matrimonio da tutte le mogli di
cavalieri o a tutte quelle donne che , pur senza marito si trovavano ad
amministrare feudi. Infatti quello di cavaliere è il rango più basso della
nobiltà e , in assenza di questo , le donne in questione non avrebbero
mai potuto amministrare i propri domini. Purtuttavia si specifica che
questo era un titolo onorifico concesso senza gli onori del
combattimento.
Questo è smentito dalla l’archeologia sperimentale che permette,
attraverso la ricerca e l’incrocio delle fonti, di rinvenire diverse notizie
riguardanti donne combattenti e donne condottiero in tutta l’Europa
medievale.
Tanto per cominciare è accertato che tra il 1100 e sino alla fine del
medio evo esistevano ordini cavallereschi femminili.
L'ORDINE DELL'ACCETTA fondato nel 1149 in Catalogna da
Raimondo Berenger, conte di Barcellona per onorare le donne che
avevano combattuto in difesa della città di Tortosa contro l’assedio dei
Mori. Don Raimondo aveva respinto un pesante attacco da parte dei
mori nella sua città ed aveva dovuto richiamare a se gli uomini delle sue
terre. Il 31 dicembre dello stesso anno i mori attaccarono stringendo in
assedio la città di Tortona, rimasta praticamente priva di difesa. La città
chiese ovviamente aiuto al suo signore, il quale rispose con un
dispaccio nel quale di “inventarsi una resistenza” fino all’arrivo dei
rinforzi. Le donne, per difendere le proprie case ed i propri figli, si
travestirono da uomini e riuscirono da sole a respingere l’assedio. Per
sdebitarsi da ciò il conte istituì l’ordine cavalleresco garantendo alle
donne che ne facevano parte diverse immunità e privilegi sociali. A
18
questo potevano accedere solo le discendenti di quelle valorose che
avevano salvato la città.
In Italia c’era l'ORDINE DELLA GLORIOSA SANTA MARIA fondato a
Bologna dal nobile Loderigo D'Andalo nel 1233, riconosciuto da papa
Alessandro IV nel 1261, fu il primo ordine cavalleresco religioso a
riconoscere il titolo di militissae alle donne, fu soppresso da papa Sesto
V nel 1558.
Nel 1441, nei paesi bassi, per iniziativa di Catherine Baw e 10 anni
dopo da Elizabeth, Mary ed Isabella del casato di Hornes, furono
fondati ordini aperti esclusivamente a donne di nobile nascita che
ricevevano il titolo francese di Chevaliére (Equitissa in latino). Da allora
fino al 17° secolo, le cadette del monastero canoni co di St. Gertrude a
Nivelles, attendevano 3 anni durante i quali venivano addestrate. In
seguito venivano investite cavalieri (militissae) all'altare. Un cavaliere
(uomo) chiamato allo scopo toccava le loro spalle con la spada
pronunciando le parole rituali.

Come se non bastasse ecco alcuni famosi esempi di donne cavaliere
combattenti.
- Urraca, regina di Aragona diventò reggente di Leon e Castiglia nel
1094 succedendo al marito. Trascorse 13 anni della propria vita in
guerra assieme al secondo marito. Difese i diritti di successione del
proprio figlio impugnando personalmente le armi nelle battaglie.
- Teresa di Portogallo, sorella minore di Urraca mantenne la
tradizione di famiglia combattendo in battaglia.
- la Duchessa Gaita di Lombardia, morì nel 1090 . Fu un soldato che
andava in battaglia al fianco del marito, mercenario normanno,
indossando l'armatura completa.
- Matilda di Canossa, contessa di Toscana nacque nel 1046. Imparò
l'uso delle armi da bambina. Andò per la prima volta in battaglia all'età
di soli quindici anni nel 1061 a fianco della madre, in difesa degli
interessi di papa Alessandro II. Quando suo padre, il duca Goffredo,
morì assassinato nel 1069, lei fu costretta a fuggire assieme alla madre,
poi divenne condottiero e tornò a vendicarlo. Guidò personalmente le
truppe in guerra impugnando la spada del padre. Trascorse
combattendo 30 anni della propria vita al servizio prima di papa
19
Gregorio VIII , poi di papa Urbano contro l'imperatore germanico Enrico
IV. Si sposò due volte, non ebbe figli. Si ritirò in un convento
Benedettino, ma quando nel 1114 ci fu una rivolta nella vicina città di
Mantova, comandò nuovamente un’armata per sedarla. Morì nel 1115.
- Alrude, contessa di Bertinoro (Forlì), impugnò le armi per sedare una
rivolta ad Ancona nel 1172, prese parte a numerose battaglie.
- La regina Tamara di Georgia incoronata nel 1178 pianificava piani di
battaglia, si occupava dell'armamento delle truppe e guidava gli eserciti
come un moderno generale.
- Petronilla, contessa di Leicester, prese parte assieme al marito alla
ribellione contro Henry II nel 1173. Secondo Jordan Fantosome “Era
vestita con usbergo e portava spada e scudo”
- L'imperatrice Maud, conosciuta come Matilda combattè e vinse una
lunga guerra per i diritti di successione al trono di Inghilterra e
Normandia contro il cugino Stephen. Morì nel 1167.
- Jeanne de Navarre (1271-1304) era reggente di Navarre, Brie e
Champagne. Sedò una rivolta ai suoi danni da parte del conte De Bar.
- Nel 1297 la contessa di Ross comandò personalmente le proprie
truppe durante la battaglia di William Wallace e Andrew de Moray
contro gli inglesi.
- Jeanne de Danpierre, Contessa di Montfort (1300-1374) Durante la
difesa di Hennebont (nella quale ebbe la sfortuna di essere attaccata
dai nemici suoi e di suo marito), indossò un’armatura, cavalcò un
cavallo da guerra e pianificò la difesa del castello osservando il nemico
dalle mura, mobilitò i cittadini per difendere le mura utilizzando proiettili
di fortuna. Irruppe fuori dalle mura alla testa di 300 cavalieri durante
l’assalto alle mura da parte dei francesi, trovò la strada per Brest. Tornò
più tardi con altri 600 uomini di rinforzo alla città. Più tardi nello stesso
anno, si racconta che avesse preso parte ad una battaglia sul mare di
Guernsey: indossando un’armatura, al comando della sua nave
impugnando la spada. Salmonsson, nella sua “Enciclopedia delle
Amazzoni” racconta “dimostrò un’incredibile valore; in armatura
completa, stava di fronte alla falla, sostenendo gli assalti più violenti, e
dimostrando abilità che avrebbero fatto onore al più esperto dei
generali” senza dire dove le aveva imparate.
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- Marzia degli Ubaldini in Ordelaffi da Forlì nipote di Maghinardo
Pagani, si fece onore in battaglia guidando l'ultima resistenza della
rocca di Cesena contro le truppe papaline del cardinale Albornoz
(1357).
- Agnes Hotot (1378 - ?) Sullo stemma del casato di Dudley è
raffigurata una donna in elmo da guerra, con i capelli sciolti. E’ la
commemorazione di un campione… donna. Nel quattordicesimo
secolo, il padre di Agnes Hotot, del casato di Dudley, aveva litigato con
un altro uomo ed aveva acconsentito ad un duello di lancia per dirimere
la questione. All’ora fissata per il duello, il padre di Agnes ferito dal
precedente scontro, cadde seriamente ammalato. Per vendicarlo Agnes
si mise un elmo, e celò la propria femminilità, montò il cavallo di suo
padre ed andò al campo del torneo. Al termine di un duro scontro
Agnes disarcionò il contendente. Quando lui fu a terra, lei si tolse
l’elmo, sciolse i lunghi capelli e si scoprì il seno, così che lui sapesse
che era stato battuto da una donna.
- Isabella d’Inghilterra (a.d. 1285-1313) figlia di Philippe le Bel di
Francia, moglie di Edward II d’inghilterra. Impugnò le armi contro il
marito ed i suoi seguaci. Quando Edward III salì al trono, la obbligò a
fuggire in Scozia dove, durante la guerra di indipendenza, comandava
una truppa di difesa del confine composta da donne “spiritate” tra
queste erano anche le due sorelle di Nigel e Robert Bruce (Lady Bruce
and Isabel, contessa di Buchan). Contro tale truppa di nobildonne
Edward emise un editto ufficiale. Né catturò alcune imprigionandole.
Isabella fu obbligata a ritirarsi a vita in un convento finché non tentò di
conquistarlo.
- Isabella di Castiglia Durante una lunga guerra per la difesa dei propri
diritti al trono, Isabella indossò l'armatura e combatté con le proprie
armi in campo, pianificò strategie ed organizzò campi ospedalieri. Il suo
valore militare fu dimostrato quando nel 1475, nonostante ferita, portò il
suo esercito alla vittoria a Toledo.
Ma non ci sono solo storie di nobildonne e cavaliere ad allungare
l’elenco delle donne combattenti. E’ provata l’esistenza di donne
comuni che , per necessità o mestiere, hanno indossato l’armatura e
preso parte alle mischie insieme ai loro “ colleghi uomini “.

21
La prima fonte che voglio citare è un famoso poeta italiano : Francesco
Petrarca.
Da una lettera del Petrarca al cardinale Francesco Colonna .
23 Novembre 1343:
Di tutte le meraviglie di Dio, ‘che sole son meraviglie’, nulla fece sulla terra
di più meraviglioso dell’uomo. Di tutto ciò che vidi oggi, e di cui vi riferisco
in questo rapporto, il fatto più rilevante riguarda una meravigliosa donna
di Pozzuoli, forte nel corpo e nell’anima. Il suo merito più grande è
senz’altro nel fatto che si sia mantenuta vergine pur vivendo a stretto
contatto con uomini d’arme; si dice anzi che i soldati evitassero di assaltarla
anche solo per scherzo, trattenuti dal timore di lei più che dal rispetto che si
deve ad una donna. Infatti Maria si veste da guerriero e non da fanciulla;
ha una forza paragonabile a quella di un veterano; non si occupa di tele, di
aghi, di specchi, ma di frecce, di archi e di lance: sul suo volto non ha i segni
di amorosi baci o dei denti lascivi di amatori, ma di ferite conseguite in
battaglia; valorosamente disprezza la morte. Coi suoi vicini è in guerra da
anni, una guerra che ha già fatto molti morti da entrambe le parti. Ha
combattuto spesso da sola o in compagnia di pochi altri, ma per ora è sempre
uscita vincitrice da ogni scontro. Si scaglia furiosa nella mischia della
battaglia, parte alla carica, assalta il nemico con coraggio, con astuzia
prepara le imboscate. Sopporta con incredibile pazienza la fame, la sete, il
freddo e il caldo, il sonno e la stanchezza. Giorno e notte, instancabile, veste
l’armatura e riposa le sue membra sul letto o sullo scudo come fossero un
letto. Per quelle continue fatiche in poco tempo mutò il suo aspetto. Io
l’avevo incontrata anni prima ancora fanciulla ma oggi, quando si è fatta
innanzi e mi ha salutato, bardata da guerra e al comando di un manipolo di
soldati, ne sono rimasto sbalordito. Poi sotto quell’elmo ho riconosciuto la sua
femminilità”.

Ed ancora appare nell'annuario Reale militare inglese, una chiamata
alle armi nel 1457. Tra i 174 nomi di coloro che vengono richiamati 5
(il 2,9%) sono donne. Alis Hammel ha il proprio giaco, spada,
boccoliere, arco e frecce. Alis Gare ha un arco e una corazza di
piastre. "Condefer wife" ha arco, frecce, spada e scudo. Margareth
Athyn e Sally Pens non hanno equipaggiamento elencato, come oltre
il 39% degli altri componenti la lista.
Ci sono molte altre cronache e notizie del genere e, francamente,
riportarle tutte va oltre la volontà dello scrivente.
22
Infine c’è quella che considero la ciliegina sulla torta. Recentemente è
venuto alla luce un codice che è considerato il più antico trattato di
scherma medievale sin ora rinvenuto. Si compone di alcune tavole che
illustrano con dovizia di particolari varie tecniche di scherma con il
boccoliere (piccolo scudo tondo di metallo). Il codice è stato
ribattezzato I – 33 e risale alla fine del 1200 e si presume essere stato
commissionato dall’ arcivescovo di Wurtzburg . L’autore è un monaco
esperto in scherma occidentale ( si pensa ad un cavaliere in pensione
dedito all’insegnamento della scherma ai giovani nobili ) e si fa ritrarre
nell’atto di combattere contro un chierico che lo aiuta nel difficile
compito di illustrare i vari attacchi e le relative parate.
Ad un certo punto del trattato la figura del monaco viene sostituita da
quella di … una donna. Alcune tavole infatti illustrano i combattimenti
tra una donna ed il chierico divenendo così la prova evidente ed
inconfutabile che anche le donne venivano addestrate al
combattimento.
Alla donna viene anche attribuito un nome : “ Wilpurgis “ , antico nome
tedesco che in epoca medievale era diffuso anche in Italia con alcune
varianti ( Valpurga ,Balpurga etc. ).Le tavole riprodotte in questa
relazione appartengono proprio a questo codice.
Mi sento quindi di affermare che :
Durante il medioevo le donne hanno avuto una parte attiva nelle
guerre sia come cavalleria che come fanteria , adottando lo stesso
armamento degli uomini e distinguendosi in più occasioni”.
Questo alla faccia del pensiero comune che vede la donna medievale
intenta a fare la calza , magari con indosso la cintura di castità , in
attesa del ritorno del marito.
E a tutti quelli a cui questa mia affermazione sembrerà quasi un
sacrilegio vorrei citare un episodio che dimostra che la realtà va oltre
quello che qualcuno vorrebbe farci credere.
Il paradosso del Duplex drive.
Durante un concorso internazionale di modellismo statico tenutosi nel
2003, i giudici dei vari modelli ( tutti eminenti e saggi detentori della
verità ufficiale sui fatti della seconda guerra mondiale ) decretarono che
un modellino ( un carro americano Sherman Duplex Drive ) non era
23
storicamente attendibile e gli negarono la vittoria. Questo perché il
modello era ambientato durante lo sbarco degli alleati a Salerno, nel
1943. Lo sherman Duplex Drive era invece stato costruito
espressamente per lo sbarco in Normandia ed usato per la prima volta
nel maggio del ’44. Dopo aver consultato svariati testi specifici
sull’argomento, il modellista penalizzato dovette ammettere il suo errore
ed il tutto si risolse nel migliore dei modi…almeno sino al 2004.
In quell’anno infatti un peschereccio incagliò le reti in un relitto nel golfo
di Salerno. Quando questo venne recuperato ed esaminato risultò
essere… uno Sherman Duplex Drive. Le verifiche storiche portarono
alla luce documenti inediti che facevano risalire l’utilizzo del
sunnominato carro proprio durante lo sbarco del ’43. Quindi la storia
venne riscritta ed il modellista penalizzato si ritrovò… ad avere ragione.
Morale della favola : se questo può accadere per la storia ultra
documentata della II guerra mondiale pensate a quanto non
conosciamo di un mondo lontano da noi sette – ottocento anni e per di
più con pochi e lacunosi ( e tendenziosi ) documenti ufficiali!
Meditate gente … Meditate.
Enrico Longo

FONTE: http://www.legaarcierimedievali.org/layout/news/allegati/freccia11_02-2011.pdf


Dernière édition par athena le Jeu 10 Mar - 23:23, édité 1 fois
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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Jeu 10 Mar - 23:21

Bona Lombarda, talvolta nella forma Bona Lombardi (Cosio Valtellino, 1417 – Modone, 1468), fu moglie del capitano di ventura Pietro Brunoro dei conti Sanvitale di Fontanellato (PR).

Dopo la battaglia di Delebio (1432) combattuta tra i veneziani, guidati da Giorgio Corner, e le truppe del Ducato di Milano comandate da Niccolò Piccinino, questi lasciò una parte delle truppe a presidiare la Valtellina, tra di essi il capitano di ventura Pietro Brunoro alloggiato a Morbegno che presidiava la zona della Val Gerola fino a Campione di Sacco, nell'attuale comune di Cosio Valtellino. Fu qui che Pietro Brunoro conobbe Bona mentre pascolava le greggi.

Talune fonti parlano di un rapimento altre di un matrimonio presso la chiesa di Sacco, Bona comunque seguì il marito nelle sue imprese guerresche partecipando attivamente ad alcune battaglie.

Il Brunoro passò al servizio del regno di Napoli guidato da Alfonso di Aragona ma fu sospettato di voler tornare al soldo di Milano e imprigionato.

Una volta liberato passò agli ordini di Venezia e fu inviato a Negroponte col compito di difenderla dai turchi. Brunoro morì nel 1466 e due anni dopo, nel Peloponneso, morì anche Bona.

A ricordo di Bona Lombarda, in località Campione di Sacco nel comune di Cosio, sorge una cappella votiva dove è murata una lapide con questa epigrafe:
« Bona Lombarda, a cui unanimi le storie tributano omaggi e lodi, nacque del 1417 fra il gruppo degli umili casolari qui tuttora sorgenti. Virtuosa e bella mentre tra queste selve guidava il gregge istantaneamente richiesta dal visconteo capitano Pietro Brunoro lo seguiva fida moglie in ogni evento nei generosi propositi irremovibile. Sfidò i perigli, difese e salvò il marito, conseguì vittorie e palme. Ammirata da tutti, reduce dalle turchesche pugne di Negroponte, moriva in Modone nel 1468. Altro esempio che anche in poveri tuguri e sotto ruvide spoglie nascondonsi talvolta magnanimi spiriti capaci di ardue e nobilissime imprese. »

(Antonio Maffei, 1887)

FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Bona_Lombarda


Come un vento impetuoso Bona Lombarda, donna

d’arme figlia del Rinascimento, giunge alla corte di

Fontanellato dalla Valtellina, insieme all’amato sposo,

il capitano di ventura Pier Brunoro Sanvitale.

Porta con sé i racconti delle sue intrepide gesta…



Bona Lombarda Sanvitale, prima pastorella valtellinese nata in Val Gerola nel 1417, poi donna d’arme del quindicesimo secolo, è ritratta con abiti da giovane guerriera nella Galleria degli Antenati visitabile tutti i giorni di febbraio (dall'8 gennaio al 28 febbraio 2008), tranne il lunedì, al piano nobile della Rocca di Fontanellato. E’ celebre la sua storia d’amore – tra gesta eroiche e romanzesche – con il condottiero Pier Brunoro Sanvitale, nato nel 1402 a Parma.

Lei, valorosa guerriera prima e poi sposa devota, visse alla Corte della Bassa Parmense con l’amato capitano di ventura. I racconti delle sue avventure paiono tratte dalle rime di un poeta cavalleresco dell’epoca. Lui, il Capitano, nel 1432 al servizio di Filippo Maria Visconti, sconfisse l’esercito veneziano. Tra storia e leggenda, si narra che nel 1440 Bona Lombarda partecipò all’assedio di Brescia per amore del suo sposo ed ebbe l’onore di recare al Doge di Venezia lo stendardo strappato all’ammiraglia nemica. Tra il 1463 e il 1468, Bona combattè valorosamente accanto a Pier Brunoro, che morì proprio mentre era impegnato nella difesa di Negroponte, il più importante baluardo dell’armata veneta contro l’assalto islamico. Rimasta sola Bona si mise allora in viaggio per ritornare a Venezia, ma venne sepolta a Modone, mentre era sulla via del ritorno.

Bona Lombarda era donna di intelligenza acuta – secondo le descrizioni dei cronisti del tempo - e di indomito coraggio che per difendere il suo amore si trasformò in valorosa guerriera ed abile diplomatica. Seppe trattare con re e principi per liberare il suo signore, saggia e fedele, consigliera accorta e compagna d’arme intrepida sul campo di battaglia.

La descrizione di Bona Lombarda giunge ai nostri tempi dalla penna di un cronista bolognese del XV secolo: “Fu costei (Bona) moglie, ma prima amica, de Pietro Brunoro Sanvitale, strenuo duca d’arme…Vedendo Pietro Brunoro la fede et grande virtute de costei, che mai l’aveva estimata, se acese in lo suo amore, et per non essere a tanto beneficio ingrato, la desponsò per sua cara ed honoranda consorte; de la quale ne hebbe tre figliuoli, due maschi et una femmina, quale maritò honorevolmente in Parma. Giubernò costei tutte le facende del marito; et lui senza suo consiglio cosa alcuna non facea..”

Di Bona Lombarda fece un ritratto anche Porcello Porcellio, storico ed umanista napoletano del XV secolo: “... Bona, starei per dire donna straordinaria, che giustamente si deve definire virago, poiché porta la faretra sulla spalla, il corno nella mano sinistra, frecce nella destra e coturni ai piedi. Ha l’aspetto di una matrona antica, piccola di statura, consunta dalla magrezza,

FONTE: http://www.comune.fontanellato.pr.it/main/...14905&ID=246207
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Denis



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 0:04

les femmes de guerre, c est un tellement vieux sujet, ou on ressort les mêmes bêtises à chaque fois, que je suis à peu près sur que Jme serais épargné un tel pavé en français.
Alors en italien...
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Drako le Mumu



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 8:17

Denis a écrit:
les femmes de guerre, c est un tellement vieux sujet, ou on ressort les mêmes bêtises à chaque fois, que je suis à peu près sur que Jme serais épargné un tel pavé en français.
Alors en italien...
+1 Laughing
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Leo Viridis



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 8:36

Effectivement, dans la mesure où 95% des personnes sur se forum ne parle ni ne lisent l'italien couramment, il serait plus adéquat de rédiger les messages en français, quitte à résumer succintement le texte et poster un lien vers la source

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Kruggy



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 11:24

En effet, si c'est pour copier/coller du blabla d'autre sites autant mettre le lien avec un résumé du pourquoi on aurait un interêt quelconque à aller sur le lien.

(un peu comme les 3 autres kwoua :p ))

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athena



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 23:01

Pfffffff... et moi que je croyais que tout le monde parlait l'italien...

Ce qui est interessant est la liste des noms que j'ai mis en gras.
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athena



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Ven 11 Mar - 23:10

Long before the term "samurai" came into usage, Japanese fighters were skilled with the sword and spear. These warriors included some women, such as the legendary Empress Jingu (c. 169-269 A.D.), pictured here leading an invasion of Korea.

According to the stories, Jingu was married to the fourteenth emperor of Japan, Chuai, who reigned between 192 and 200. After his death, she ruled as a regent for her young son. To pass the time, she invaded and conquered Korea (without shedding a drop of blood, according to the legend).

During the Genpei War (1180-1185), a beautiful young woman named Tomoe Gozen fought alongside her daimyo (and possibly her husband), Minamoto no Yoshinaka, against the forces of his cousin Minamoto no Yoritomo.

Tomoe Gozen (gozen is a title meaning "lady") was famous as a swordswoman, a skilled rider, and a superb archer. She was Minamoto's first captain, and took at least one enemy head during the Battle of Awazu in 1184.

Another famous female fighter of the Genpei War was Hangaku Gozen, also known as Itagaki. She was allied with the Taira clan, which lost the war.

Later, Hangaku Gozen and her nephew, Jo Sukemori, joined in the Kennin Uprising of 1201, which tried to overthrow the new Kamakura Shogunate. She created an army and led this force of 3,000 soldiers in defense of Fort Torisakayama against an attacking army of Kamakura loyalists numbering 10,000 or more.

Hangaku's army surrendered after she was wounded by an arrow; she was captured and taken to the shogun as a prisoner. Although the shogun could have ordered her to commit seppuku, one of Minamoto's soldiers fell in love with the captive, and he was given permission to marry her instead.

The female samurai and her husband, Asari Yohito, had at least one daughter.

Yamakawa Futaba, 1844-1909
As the daughter and the wife of shogunate officials in Aizu, Yamakawa Futaba was trained to fight. She participated in the defense of Tsuruga Castle against the Emperor's forces. When the castle's defenses were breached, many of the defenders committed seppuku.

Yamakawa Futaba survived, and went on to lead the drive for improved education for women and girls in Japan.

Another of the Aizu region's female defenders was Yamamoto Yaeko (1845-1932). Her father was a gunnery instructor for the daimyo of the Aizu domain, and young Yaeko was a highly skilled shooter.

After the defeat of the shogunate forces in 1869, Yamamoto Yaeko moved to Kyoto to look after her brother, Yamamoto Kakuma. He was taken prisoner by the Satsuma clan in the closing days of the Boshin War, and presumably received harsh treatment at their hands.

Yaeko soon became a Christian convert, and married a preacher. She lived to a ripe old age, and helped to found Doshisha University, a Christian school in Kyoto.

A third Aizu defender was Nakano Takeko (1847-1868), the daughter of another Aizu official. She was trained in the martial arts, and worked as an instructor during her late teens.

During the Battle of Aizu, Nakano Takeko led a corps of female warriors against the Emperor's forces. She fought with a naginata, the traditional weapon of preference for Japanese women warriors.

Takeko was leading a charge against the imperial troops when she took a bullet to her chest. Knowing that she would die, the 21-year-old warrior ordered her sister Yuko to cut off her head and save it from the enemy. Yuko did as she asked, and Nakano Takeko's head was buried under a tree at Hokaiji Temple.

SOURCE: http://asianhistory.about.com/od/imagegalleries/ss/samuraiwomen_10.htm

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Denis



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Sam 12 Mar - 0:17

tu vas surement trouver que j'y met de la mauvaise volonté, mais je ne lit pas non plus l'anglais...

mais le petit peu que j'en lis me fait penser que ça parle là du japon.
et j'ai envie de dire "quel rapport avec le moyen age européen, qui nous concerne dans cette asso?"

j'espère que tu prétends pas justifier l'existence de guerrière au moyen age européen au moyen de la potentielle preuve de guerrières au moyen age japonais, qui n'est ni au même endroit, ni au même moment?
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athena



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MessageSujet: Re: femmes de guerre au moyen age   Sam 12 Mar - 16:24

C'est ma facon de feter la fete de la femme... quoi!!!!!!!!!!!!!!!!

OK, j'ai poste' le 10 et non pas le 8 mais je suis nulle sur les dates... donc un futur "prince bleux aux yeux blonds" peut etre sur que je ne vais pas enquiquiner sur les dates...
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